In questo albo l’indagatore dell’incubo si trova alle prese con un caso inconsueto, almeno per lui: deve infatti indagare sulla scomparsa di una persona. Niente di più banale? Sbagliato, perché le sue indagini lo porteranno a scoprire… beh, leggete l’albo e lo saprete.
Tito Faraci è riuscito nell’impresa di scrivere un albo né troppo drammatico né troppo leggero, mantenendo un perfetto (e piacevole) equilibrio tra le due cose. La storia quindi sfugge a qualunque classificazione: a volte hard boiled, a volte commedia, a volte horror grottesco. Il risultato non è un minestrone mal riuscito, ma una storia divertente e molto ben scritta. L’autore poi dimostra di trovarsi molto a suo agio con scene più leggere, come la spassosa tavola di apertura, o le vicende che vedono coinvolti
Bob e
Kurt (che ricordano molto le
Angus Tales che
Faraci scriveva anni fa in appendice a
PK), o ancora le immancabili battute di
Groucho. Peccato pero’ che da pagina 74 la storia “crolli” a causa di un finale che, se per certi versi è adatto ai toni da commedia della storia, per altri è decisamente troppo strampalato ed improbabile. La parte grafica inoltre è piuttosto discontinua e dimostra come
Stano sia un disegnatore dalle grandi capacità, ma spesso pigro. In definitiva, una prova ben riuscita, ma “macchiata” da qualche difetto di troppo. Consigliata a chi considera
Dylan Dog troppo ripetitivo (
Giulio Capriglione).