

Napoleone viene in contatto con l’anima di un folle assassino, e questo provoca in lui dubbi sul confine tra carnefice e vittima, tra sanità e pazzia. Il tema centrale di questo albo è proprio l’analisi di questo sottile confine, e di come la giustizia, intesa come valore, sia costretta a prendere decisioni nette anche quando la certezza della colpa o della follia, forse, non c’é.
Motore della vicenda è il trasferimento di Kaspar Klainz, colpevole di aver ucciso una ragazza, da una clinica psichiatrica ad un carcere. Napoleone vi si trova coinvolto dall’incontro con una vecchia conoscente, incaricata delle perizie psichiatriche sul caso; allo stesso tempo, complice un quadro di un inquietante pittore tedesco, Napoleone si trova a rivivere la storia, molto simile, di Moosbrugger, un malato di mente giustiziato molti anni prima. Napoleone stesso teme di rivedere nel volto di Klainz il proprio viso, come se le differenze tra lui e l’assassino si fossero azzerate, mentre un suo vecchio nemico si cela nei panni del direttore della clinica dove Klainz è in cura.








