{"id":1977,"date":"2021-03-13T15:59:57","date_gmt":"2021-03-13T14:59:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.live\/comeunromanzo\/?p=1977"},"modified":"2021-03-20T22:38:50","modified_gmt":"2021-03-20T21:38:50","slug":"landolfi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.live\/comeunromanzo\/landolfi\/","title":{"rendered":"Landolfi, Scozzari e il Mar delle Blatte"},"content":{"rendered":"
“Il mar delle blatte e altre storie”<\/strong> \u00e8 la seconda raccolta di racconti di Tommaso Landolfi (1908-1979), pubblicata nel 1939 a Roma. Landolfi \u00e8 indubbiamente una figura importante e singolare del nostro panorama letterario (apprezzato anche da Harold Bloom, il maestro critico del Canone Occidentale): in Italia infatti, come noto, il fantastico non ha mai attecchito storicamente nella tradizione ottocentesca, sulla scorta del parere negativo del Manzoni che ha avuto un notevole influsso sulla nascente letteratura del neonato stato nazionale, orientatosi maggiormente al realismo storico e sociale sulla sua lezione. La fronda antimanzoniana degli scapigliati, a fine ‘800, rimase un esperimento interessante ma minoritario, anche in virt\u00f9 delle loro scelte linguistiche, antitetiche anch’esse a quelle di Don Lisander, con la scelta di una lingua nata dalla mescolanza di dialettismi, neologismi, termini colti che li condannarono a una minor rilevanza in una sfera letteraria italiana forgiata di fondo dalle scelte del Manzoni.<\/p>\n Tommaso Landolfi<\/strong> costituisce, in modo quasi isolato, una seconda navigazione italica nei territori del fantastico, ormai in pieno Novecento. Nato nel 1908, laureatosi nel 1932 in letteratura russa, nel 1937 aveva pubblicato la sua prima opera, “Dialogo dei massimi sistemi”, che sotto il titolo galileiano raccoglieva racconti usciti su varie riviste dell’epoca dal finire degli anni ’20 (Maria Giuseppa, del 1929, \u00e8 quello che per Italo Calvino segna il successo di Landolfi nella scena italiana). Su tutti aleggiava il tema dell’inquietudine e della paranoia espresso spesso, anche se non sempre, tramite elementi che lambiscono lo spettrale e il fantastico, che sar\u00e0 la marca del narratore. Landolfi si pone cos\u00ec come un erede italiano della tradizione dell’angoscioso fantastico, che parte da Poe ed Hoffman e, nel Novecento, ha tra i suoi massimi interpreti Kafka. Nel periodo, inevitabile fu un certo avvicinamento dei suoi lavori al Surrealismo, che \u00e8 per\u00f2 almeno in parte una forzatura: Landolfi si nutre piuttosto del comune retroterra di cui si \u00e8 detto.<\/p>\n <\/p>\n