{"id":2308,"date":"2021-12-12T11:58:56","date_gmt":"2021-12-12T10:58:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.live\/comeunromanzo\/?p=2308"},"modified":"2021-12-12T11:58:56","modified_gmt":"2021-12-12T10:58:56","slug":"camp","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.live\/comeunromanzo\/camp\/","title":{"rendered":"Camp e fumetti"},"content":{"rendered":"
Sono numerosi i concetti che vengono utilizzati per definire i diversi ambiti culturali: e, ovviamente, molti di questi lambiscono e interessano anche il fumetto, come forma d’arte al pari di cinema, letteratura, teatro e altre.<\/p>\n
Con vari significati si \u00e8 parlato di pop, di trash, di kitsch, di midcult, di highbrow e lowbrow<\/strong> nei diversi periodi ai fini di identificare ambiti diversi.<\/p>\n Un termine oggi un po’ in disuso, ma che ha avuto una sua importanza nel definire un certo ambito, \u00e8 il camp<\/strong>. La sua definizione \u00e8, come in fondo anche per le altre etichette, vaga e flessibile. Qui<\/strong> <\/a>si trova un ampio articolo sulla question di Fabio Cleto<\/strong>, che ha indagato a fondo tali tematiche. Interessante, tra l’altro, l’ipotesi sull’origine remotamente italiana del termine, da “campire”, termine pittorico che indica la stesura di colore uniforme, per estensione “rappresentare in modo innaturale, caricato, a effetto”, che passa poi anche nel teatro.<\/p>\n La tesi – a parte l’origine ritenuta francese, mentre \u00e8 pi\u00f9 ragionevole la radice nel rinascimento italiano e nel verbo “campire” – \u00e8 confermata dal Dizionario Oxford, qui<\/strong><\/a>:<\/p>\n Camp: “tasteless,” 1909, homosexual slang, of uncertain origin, perhaps from mid-17c. French camper “to portray, pose” (as in se camper “put oneself in a bold, provocative pose”); popularized 1964 by Susan Sontag’s essay “Notes on Camp.” Campy is attested from 1959.<\/em><\/p>\n Interessante notare come il termine indichi un tipo di colorazione (a grandi campiture)<\/strong> che \u00e8 non solo propria, ma caratterizzante del fumetto delle origini: i comic book “all in color for a dime”, basati sugli sgargianti colori primari dei supereroi.<\/p>\n Il camp, ribadisce Cleto, ha una natura quasi “esoterica”: “Un modo di vedere il mondo come un teatro dell\u2019innaturale, dell\u2019artificio: uno stile che celebra l\u2019eccentricit\u00e0 e sublima il Kitsch, trasformandolo in una forma di eccellenza estetica per snob supremi, per meta-snob, per chi \u00e8 in grado di apprezzare perversamente ci\u00f2 che l\u2019\u00e9lite culturale disprezza.”<\/em> Anche da qui vediamo come ci sia una vicinanza col fumetto: medium a lungo disprezzato, che \u00e8 stato rivalutato inizialmente anche con una postura di provocazione intellettuale, proprio nel periodo di massima voga del termine (anni ’60-’70).<\/p>\n <\/p>\n