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Il segno di De Stena<\/strong> che ci accompagna in questo incipit drammatico ed efficace si rivela parimenti meritorio nell’evocazione, come detto, di scene storiche complesse, difficili, rese minuziosamente. Personalmente conosco, senza particolar merito, molto bene l’ambientazione scelta dagli autori, dato che vi ho dedicato la mia lontana tesi di laurea in storia del teatro, un quarto di secolo fa. E colpisce come le immagini evocate risuonino autentiche<\/strong>, vere: mentre Barzi, giustamente, si prender\u00e0 il carico di portarci in un viaggio volutamente ai limiti del credibile, per affascinarci con “le meraviglie del possibile”, per usareun termine caro alla SF d’antan, De Stena far\u00e0 in modo di ancorare sempre il risultato a una forte credibilit\u00e0 narrativa data dal realismo delle immagini, e solo da questo raffinato equilibrio di fantastico e verisimile giunge la fascinazione che promana da questa storia,\u00a0<\/strong>che proprio per questo, come il miglior fumetto, \u00e8 davvero pienamente “co-autoriale”.<\/p>\nMa naturalmente De Stena d\u00e0 un contributo forte anche al tono emotivo della storia<\/strong>, resa forse ancor pi\u00f9 cupa della precedente da un segno che si fa pi\u00f9 spigoloso, pi\u00f9 duro per certi versi,<\/strong> nelle linee perfettamente intagliate come nel netto contrasto chiaroscurale, spesso in un prevalere dei neri. In questo De Stena – come negli autori che, ai vari livelli, hanno reso la tradizione bonelliana gloriosa – si vede la forza di un bianco e nero a contrasto netto se abilmente usato, specie per storie che abbiano dalla loro una certa cupezza di fondo. E non, ovviamente, che la precedente avventura non fosse anche compiaciutamente “gotica”: ma qui la maggior cupezza \u00e8 portata dall’intrecciarsi a un maggior “fantastico” un pi\u00f9 forte tema sociale, che rende l’opera pi\u00f9 complessa ancora, e per certi versi pi\u00f9 matura. E il segno, pur in una forte continuit\u00e0, sembra seguire questa evoluzione.<\/p>\nProprio questa accuratezza del segno, inoltre, consente di dar forza all’uso – parsimonioso e per questo efficace – di brillanti soluzioni grafiche come una tavola interamente “al nero”, per rafforzare e al tempo stesso smussare uno dei momenti pi\u00f9 drammatici, con i due bambini nelle mani dei rapitori.<\/p>\n
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Nell’avvio della storia si scopre infatti che non solo Paola Lombroso \u00e8 stata rapita: ma anche il giovane principe ereditario, Vittorio Emanuele III<\/strong> (oggi mio postumo concittadino, ospite permanente del mausoleo sabaudo che \u00e8 il Santuario di Mondov\u00ec presso Vicoforte). A indagare, il suo ferreo precettore militare, l’Osio. Non scompare solo la futura madre del fumetto: ma anche il vero padre oscuro della patria, che danner\u00e0 la sua dinastia facendo sprofondare il millennio di preparazione sabauda al regno in un impero che si macchier\u00e0 di colpe indicibili, producendone la caduta. Molti hanno speculato sui traumi che lo segneranno: e oltre la morte del padre, assassinato da Bresci all’inizio esatto del nuovo secolo, incise pare la durezza del precettore, il colonnello Osio<\/strong>. Naturalmente, in questa storia, il trauma del rapimento potrebbe rinforzare quelli che lo attenderanno crescendo in un difficile Novecento ove compir\u00e0 per\u00f2 tutte le scelte sbagliate.<\/p>\n <\/p>\n
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Barzi insomma rilancia, e affianca a un Holmes discutibile, Lombroso, un Lestrade ancora pi\u00f9 criticabile,<\/strong> Osio, per meglio operare la decostruzione critica che del suo eroe compie nella storia. Inoltre \u00e8 evidente il doppio rilancio narrativo: l’indagine \u00e8 di enorme rilevanza personale per Lombroso (salvare la figlia) e e per lo stato (salvare il Principe).<\/p>\nNon seguir\u00f2 a questo punto passo passo tutte le evoluzioni dell’indagine, per non togliere il gusto alla suspense propria di ogni detection story: nel loro procedere, tuttavia, il trio di indagatori si confronter\u00e0 con tutti gli archetipi pinocchieschi, che qui appaiono credibilmente rimescolati ma comunque presenti.<\/strong> Alle figure di Pinocchio si mescolano per\u00f2 anche tutti gli archetipi di quel tardo Ottocento postunitario, tutti i nomi ricorrenti della contro-storia d’Italia che stenta a farsi strada sotto la narrazione unitaria pi\u00f9 patriottica che, al limite, si \u00e8 sgretolata in una critica “materialistica” che, per\u00f2, pur in una certa esattezza nel cogliere le tensioni sociali, non ne traccia la trama affascinante e terribile.<\/p>\n <\/p>\n
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Ne ha trattato, per paradosso, pi\u00f9 il romanzo che la divulgazione storica (ovviamente esiste invece lo studio specialistico): a partire da Anna Banti<\/strong>, ovviamente, ripresa al cinema da Martone nell’omonimo “Noi credevamo”<\/strong>, ma forse ancor pi\u00f9, in questo filone di utilizzare il fantastico per parlare della storia, l’Umberto Eco de “Il cimitero di Praga”<\/strong>, il migliore dei suoi romanzi “minori” dopo il Nome della Rosa e il Pendolo di Foucault, i due primi e maggiori.<\/p>\nTramite il terribile Capitano Simonini (un antieroe molto pi\u00f9 netto dello sfaccettato Lombroso di Barzi) in questo romanzo seguiamo tutte le pieghe oscure della storia unitaria e post-unitaria. Qui ovviamente Barzi sceglie una pista tra le molteplici, la ingarbuglia con giallistica perizia e poi ce la dipana allargando le spire della cospirazione fino a lambire il tema dell’orrore coloniale italiano, allora ai suoi drammatici esordi, descritte in tavole in cui De Stena pare citare, con merito, il segno di Sergio Toppi<\/strong> (che spesso ha rappresentato il mondo lontano, Africa inclusa).<\/p>\n <\/p>\n
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Il tutto porta a uno steampunk nicciano<\/strong> (la potente splash page di p.77, ben calibrata anche grazie alla parsimonia con cui gli autori usano tale espediente) e a un finale dove il giallismo accelera non solo nell’azione avventurosa, ma anche in certo orrorifico quasi sclaviano. I freaks, abbiamo ormai capito, hanno le loro ragioni (che qui non sono solo genericamente “patetiche”, ma documentate storicamente) ma – come nel migliore Sclavi – restano “mostri”, anche feroci (ad esempio assalendo appunto i due bambini, in ogni caso – almeno per ora, anche Vittorio Emanuele – innocenti).<\/p>\nLa origin story di Mangiafuoco<\/strong>, forse non casualmente, viene ad esempio narrata con un espediente di cornice liberty<\/strong> che funziona perfettamente nel contesto, ma che richiama quello dello Sclavi dell’et\u00e0 dell’oro su Dylan Dog<\/strong>, che narrava le tremende origini dei suoi mostri con storie in cornicette volutamente contrastanti nella loro graziosit\u00e0. Esattamente come qui.<\/p>\nIl crescendo rossiniano<\/strong> conduce poi a un finale di assedio navale<\/strong> in cui la spettacolarit\u00e0 \u00e8 massima, anche grazie all’accurata costruzione del momento drammatico. Viene in mente, per certi versi – per mera analogia: \u00e8 un grande archetipo narrativo, da tempo immemore – l’attacco navale ad Approdo del Re in Games of Thrones<\/strong>, ovviamente con sviluppo ed esito differente (l’elemento comune, la vittoria con astuzia, \u00e8 un topos implicito in questo luogo narrativo).<\/p>\nIl sovraccarico che si genera in questo finale funziona a livello drammatico; ma tra le righe pare anche un omaggio a un certo gusto dei “fuochi artificiali” dello spettacolo marionettesco, dove tutte le cartucce vengono sparate in un gran finale di massimo effetto.<\/strong><\/p>\nIl finale chiude tutti i fili nelle mani di un Lombroso tornato marionettista del crimine nella sua razionale sistematizzazione in studio, mentre l’avventura l’ha visto pi\u00f9 volte spaesato e affranto: e la chiusura ci conferma definitivamente il cammino nell’ucronia.<\/p>\n
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Un terzo capitolo della serie ci attende, e speriamo che il successo, come talvolta capita in Bonelli, apra la strada a ulteriori esperimenti di questo tipo. In particolare, mi piacerebbe un maggiore sviluppo della figura di Silvia Bottini<\/strong>, che qui acquisisce gi\u00e0 una certa tridimensionalit\u00e0, ma che troverei interessante ulteriormente indagata, magari anche dandole ulteriormente quella complessit\u00e0 che Barzi sa infondere ai suoi personaggi migliori.<\/p>\nParticolarmente efficace mi pare poi l’approccio al testo letterario, che viene qui avvicinato non per un adattamento didascalico (che spesso \u00e8, ovviamente, didatticamente utile) ma come materiale di partenza da rielaborare con una fedelt\u00e0 ludica che rappresenta il miglior omaggio possibile. Il fumetto potrebbe anche avere una sua ricaduta didattica, come spunto per approfondimenti, anche a partire dalle ottime schede finali, con materiali di lavorazione e una accurata guida di Barzi e De Stena alle scelte compiute nel loro lavoro. Ma, in primis, resta un brillantissimo gioco fumettistico postmoderno<\/strong>, una decostruzione e ricostruzione che attinge dalla forza dei classici per intrattenere il lettore e suscitargli riflessioni sempre valide. E, forse, in questo difficile momento storico, ancora di pi\u00f9.<\/p>\n <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"
Su questo blog, come noto, seguo le intersezioni tra letteratura e fumetto, e avevo avuto quindi modo di parlare ampiamente de “Il cuore di Lombroso”, notevole fumetto di Davide Barzi e Francesco De Stena dedicato all’incontro tra i personaggi del Cuore di Edmondo De Amicis e il discusso antropologo Cesare Lombroso (vedi qui e qui). L’opera mi era piaciuta particolarmente: del resto Barzi \u00e8 un autore particolarmente abile nel tema dell’adattamento letterario a fumetti, un fil rouge che collega molte delle sue opere, a partire naturalmente dall’adattamento di Guareschi a fumetti, il suo ciclo principale, ma toccando poi<\/p>\n","protected":false},"author":681,"featured_media":2988,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"slim_seo":{"title":"Lombroso incontra Pinocchio, con Barzi\/De Stena - Come un romanzo","description":"Su questo blog, come noto, seguo le intersezioni tra letteratura e fumetto, e avevo avuto quindi modo di parlare ampiamente de \"Il cuore di Lombroso\" , notevole"},"_slim_seo_primary_term_category":0,"_slim_seo_primary_term_post_tag":0,"footnotes":""},"categories":[26],"tags":[324,442,73,443,74,75,441,177],"class_list":["post-2980","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteraturafumetto","tag-bonelli","tag-carlo-lorenzini","tag-cesare-lombroso","tag-collodi","tag-davide-barzi","tag-francesco-de-stena","tag-paola-lombroso","tag-pinocchio"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.live\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2980","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.live\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.live\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.live\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/681"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.live\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2980"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.live\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2980\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.live\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2988"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.live\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2980"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.live\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2980"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.live\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2980"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}