Valentina De Poli – foto tratta dalla scheda presente nell’archivio de Lo Spazio Bianco<\/figcaption><\/figure>\nIl lavoro di Valentina De Poli come direttrice di Topolino<\/em> ebbe una sua importanza strategica che troppo spesso, oggigiorno, sembra facile dimenticare.<\/strong> Tale rilievo \u00e8 da rintracciare innanzitutto nella discontinuit\u00e0 che volle creare rispetto a chi l\u2019aveva preceduta nel ruolo, Claretta Muci<\/strong>, la quale aveva deciso di tenere unicamente e forzatamente basso il target di lettori a cui rivolgersi. Un approccio che traspariva in tutti gli aspetti, dalla grafica interna di Topolino<\/em> al tono della maggioranza delle storie, fino alla composizione delle varie testate che uscivano.<\/p>\nDe Poli cerc\u00f2 invece un\u2019altra via, forte anche della sua esperienza nella redazione disneyana a met\u00e0 anni Novanta: la sua volont\u00e0 era quella di rimettere al centro il fumetto, accompagnandolo con servizi giornalistici attenti alla contemporaneit\u00e0 e a temi come l\u2019ambiente e la tecnologia. Dopo i primi mesi di insediamento inizi\u00f2 a dare rilievo agli autori delle storie (tramite interviste e dietro le quinte a corredo dell\u2019avventura che avevano realizzato), richiam\u00f2 alcuni sceneggiatori e disegnatori che da tempo non lavoravano pi\u00f9 sul fumetto Disney, accompagn\u00f2 il passaggio da Disney Italia a Panini Comics (con tutto quello che ne \u00e8 conseguito in termini di operazioni editoriali messe in campo, in particolare nella concezione del pantheon delle varie pubblicazioni disneyane), patrocin\u00f2 il ritorno di storie inedite di PK, volle fortemente la realizzazione di alcuni progetti di alto profilo e per certi versi coraggiosi (la cosiddetta \u201ctrilogia gotica\u201d di Bruno Enna e Fabio Celoni su tutti).<\/strong><\/p>\n\n\t\t\t\n\t\t\t\t \n\t\t\t<\/svg>\n\t\t<\/button><\/figure>Primo “Topolino” del restyling voluto da Valentina De Poli<\/figcaption><\/figure>\nPer quanto tutto questo rappresentasse una boccata d\u2019ossigeno rispetto alla precedente gestione di Claretta Muci, dall\u2019altra parte non posso negare, perlomeno a livello personale, che ci fosse un dislivello qualitativo nella proposta a fumetti complessiva, che si \u00e8 acuito di anno in anno e soprattutto nell\u2019ultima parte della sua gestione. Ad una ristretta cerchia di storie di grande spessore e qualit\u00e0, realizzate da artisti di primo piano con una cura sorprendente, faceva da controcanto la sterminata produzione \u201cindustriale\u201d di avventure standard che spesso e volentieri erano dimenticabili, quando non proprio vuote o irricevibili.<\/strong> Se \u00e8 quindi vero che sono tornato ad approcciarmi a Topolino<\/em>, dopo anni di zero assoluto, proprio con le prime iniziative varate da De Poli, \u00e8 anche vero che non \u00e8 mai scattata in me la molla che mi facesse tornare a seguire settimanalmente la testata. Compravo solamente le copie che contenevano storie di autori che amavo e stimavo (Casty, Teresa Radice\/Stefano Turconi, Francesco Artibani, Bruno Enna, Tito Faraci, Silvia Ziche, Alessandro Sisti, Claudio Sciarrone, Lorenzo Pastrovicchio, Vito Stabile<\/strong> e pochi altri) o progetti di alto profilo come gli adattamenti di opere letterarie e cinematografiche o le nuove avventure pikappiche. Il resto del men\u00f9 presente sui medesimi albi, che pure leggevo, non suscitava in me particolare interesse salvo sparute eccezioni. Immagino \u2013 illazione puramente personale \u2013 che la direttrice avesse raggiunto una sorta di \u201crassegnazione\u201d: la natura di Topolino<\/em> \u00e8 quella dell\u2019antologico e un antologico di 5-6 storie a numero con cadenza settimanale significa una produzione di tipo industriale, nella quale la possibilit\u00e0 di avere ogni volta la storia-evento con tutti i crismi semplicemente non sussiste.<\/strong> Il pocket ha sempre pubblicato di tutto un po\u2019, sia come generi che come qualit\u00e0, quindi probabilmente il ragionamento era di concentrare i propri cavalli di battaglia in punti strategici dell\u2019anno (in concomitanza con eventi particolari, con l\u2019estate e il Natale, con le fiere di settore una volta arrivata Panini), capaci di catalizzare l\u2019attenzione degli appassionati e dei lettori pi\u00f9 esigenti, ma che non erano e non potevano essere la norma, la quale era invece di tutt\u2019altro tenore.<\/p>\nPer quasi un decennio era ormai questo il meccanismo, e mi ero abituato al fatto che Topolino<\/em> fosse un antologico \u201cun tanto al chilo\u201d da acquistare solo in determinati casi.<\/p>\nLa rivoluzione di Alex Bertani<\/h2>\n
\n\t\t\t\n\t\t\t\t \n\t\t\t<\/svg>\n\t\t<\/button><\/figure><\/div>Alex Bertani, dopo i primi mesi di necessario rodaggio, ha invece deciso di dare una svolta decisa e per certi versi rivoluzionaria all\u2019impostazione del libretto, facendo percepire in maniera determinata al pubblico la sua visione complessiva del giornale, non pi\u00f9 inteso come un semplice contenitore di storie nuove indipendenti le une dalle altre, bens\u00ec come un laboratorio vitale nel quale sviluppare nuove linee narrative che si intersecano tra loro e che portano a universi molto pi\u00f9 condivisi che in passato.<\/strong> Il focus quindi non \u00e8 pi\u00f9 su singole storie \u201cdi punta\u201d, perch\u00e9 la mossa \u00e8 quella di rendere tali un buon 90% dei progetti messi in cantiere, magari anche in modo artificioso e senza sfoderare in tutti i casi i pezzi da novanta veri e propri.<\/p>\nUn progetto cos\u00ec ambizioso contiene inevitabilmente sia note positive che negative, ma spoilero subito che allo stato attuale, per quanto mi riguarda, le prime superano le seconde, portando questo Topolino<\/em> ad essere un prodotto pi\u00f9 interessante da seguire fedelmente rispetto a prima.<\/p>\nLe storie a puntate: pregi e difetti<\/h2>\n \n\t\t\t\n\t\t\t\t \n\t\t\t<\/svg>\n\t\t<\/button><\/figure><\/div>Il cuore di questa impostazione si rintraccia nell\u2019aumento esponenziale delle cosiddette \u201csaghe\u201d.<\/strong> Il termine in realt\u00e0 non \u00e8 sempre adeguato al tipo di avventure di cui vado a parlare, specialmente in relazione a cosa si indicava in passato con questa nomenclatura, ma per quanto sia una semplificazione pu\u00f2 servire a indicare in maniera sintetica a)<\/strong> le storie che si sviluppano in pi\u00f9 puntate consecutive, b)<\/strong> quelle macro-trame che si dipanano coerentemente tra singoli episodi connessi tra loro che compaiono a distanza di mesi gli uni dagli altri e c)<\/strong> i cicli di racconti che non portano avanti una trama unitaria ma che fanno parte di un progetto specifico.<\/p>\nIl proliferare sempre pi\u00f9 pervicace di queste saghe ha portato, per la prima volta da almeno tre decenni, ad avere numeri di Topolino<\/em> composti per la maggior parte di episodi facenti parte di storie a continuazione, riservando alle classiche avventure indipendenti giusto un paio di slot di rappresentanza.Da principio ammetto che questa situazione mi dava piuttosto fastidio, per l\u2019eccessiva incompletezza che comunicava: il singolo albo non poteva pi\u00f9 essere preso in esame di per s\u00e9, ma sempre e soltanto in relazione con quelli immediatamente precedenti e con quelli immediatamente successivi. Con il tempo, per\u00f2, ho dovuto riconoscere un fatto: sempre pi\u00f9 spesso, a fine lettura, ero davvero curioso di leggere il numero della settimana successiva per vedere come le vicende appena fruite sarebbero proseguite e portate a conclusione.<\/strong> Ho quindi progressivamente fatto pace con questa impostazione, pur evidenziando come il lato negativo permanga\u2026 per\u00f2 l\u2019ho ridimensionato: ho concluso che \u00e8 cambiato il baricentro, e quindi ora il pubblico di riferimento a cui si punta non \u00e8 il casual reader<\/em> \u2013 a cui invece sono destinati i vari periodici regolari e i \u201cvattelapesca\u201d tematici \u2013 ma il lettore fedele, che puntualmente compra il \u201cTopo<\/em>\u201d o vi \u00e8 abbonato, e questo lettore in fin dei conti pu\u00f2 avere soddisfazione nel seguire una storia che si spalma su pi\u00f9 uscite creando un minimo di hype e alzando la posta in gioco. L\u2019ipotesi \u00e8 stata poi confermata da Bertani stesso durante la sua partecipazione alla live di The Fisbio Show<\/strong> del mese scorso (riproposta in calce al presente post).<\/p>\n\n\t\t\t\n\t\t\t\t \n\t\t\t<\/svg>\n\t\t<\/button><\/figure><\/div>Il risvolto della medaglia \u00e8 che, se ogni uscita pretende di presentare due-tre storie \u201cevento\u201d il livello deve per forza di cose abbassarsi rispetto a quello che una volta era proprio dei progetti dichiarati tali.<\/strong> \u00c8 fisiologico: per avere storie curate, cesellate, di vero alto profilo occorre tempo perch\u00e9 gli autori coinvolti possano sfornare del fumetto di alta qualit\u00e0, tanto a livello di sceneggiatura quanto a livello di disegni. Nel momento in cui si decide che le storie annunciate in pompa magna diventano all\u2019ordine del giorno, occorre fare qualche compromesso al ribasso. Questo non vale ovviamente per tutte le storie a puntate uscite nell\u2019ultimo anno e mezzo, n\u00e9 in senso assoluto, ma \u00e8 un\u2019osservazione che mi sono ritrovato a fare in alcune circostanze. Va bene cos\u00ec: un Paperin Pigafetta ai confini del mondo<\/em>, per fare un esempio recente, non pu\u00f2 uscire ogni mese e penso sia chiaro a tutti il motivo. Ma mentre nella precedente gestione si rimediava a questo fatto facendo campare il \u201cTopo<\/em>\u201d regolare con storielle spesso dozzinali, ora si prova a dare maggior dignit\u00e0 anche a prodotti meno ricercati. Vogliamo chiamarla furbizia? Possiamo anche definirla cos\u00ec, specialmente agli inizi ci sono stati esempi di narrazioni sviluppate in tre episodi che si potevano serenamente comprimere in uno lungo perch\u00e9 per molte tavole si allungava il brodo senza motivo; inoltre, elevare una trama tutto sommato standard solo perch\u00e9 presentata in pi\u00f9 parti \u00e8 in buona parte una tattica, ma il risultato complessivo d\u00e0 ragione a Bertani perch\u00e9 va nella direzione di un solido prodotto pop.<\/strong><\/p>\nLe regole narrative degli ultimi anni sono improntate alla serialit\u00e0, specialmente dopo la rielaborazione del concetto di telefilm e il boom delle serie TV nell\u2019era dello streaming. Frammentare il racconto in pi\u00f9 parti, portando a creare cliffhanger alla fine di ciascun episodio, risponde a questa richiesta che non deve per forza essere al servizio di un risultato artistico di alto profilo, ma anche solo di un buon fumetto popolare che mette in scena senza timore le strategie narrative pi\u00f9 commerciali. Si risponde inoltre all\u2019esigenza di far fronte a storie dal numero di tavole sempre pi\u00f9 risicato, che in questo modo riescono a riottenere quel respiro che rischiava di mancare loro.<\/p>\n
\n\t\t\t\n\t\t\t\t \n\t\t\t<\/svg>\n\t\t<\/button><\/figure><\/div>Non tutte le ciambelle riescono col buco, e quindi \u00e8 successo che alcuni progetti, ai miei occhi, crollassero sotto il peso delle aspettative create in maniera eccessiva dagli editoriali del direttore. Il caso pi\u00f9 lampante \u00e8 senza dubbio Mister Vertigo<\/em><\/strong>, un lungo pseudo-thriller firmato da Marco Nucci<\/strong> incentrato su un nuovo, evanescente avversario di Topolino, articolato in cinque storie sparse nel corso dei mesi che mi ha personalmente deluso per l\u2019inconsistenza della vicenda e dell\u2019intreccio. L\u2019impostazione era ambiziosa, ma il risultato \u00e8 stato deficitario, anche se a quanto pare a livello commerciale l\u2019operazione ha invece riscontrato un certo successo. Oppure Topolino \u2013 le origini<\/em><\/strong>, sorta di rivisitazione in chiave aggiornata della giovinezza di Mickey, che ha peccato tanto nell\u2019intento (blasfemo per i pi\u00f9 navigati) quanto nell\u2019esposizione (trame risicate e traballanti). Di contro, ci sono state alcune operazioni piuttosto pregevoli, come le parodie verniane di Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio, Sir Topleton<\/em> e il gi\u00e0 citato Paperin Pigafetta<\/em>, Topolino Giramondo<\/em>, la cura verso il \u201csettore giovanile\u201d con il rilancio moderno di Qui Quo Qua e Tip&Tap, l\u2019esplorazione di alcuni personaggi \u201crovinati dal tempo\u201d come Macchia Nera, Rockerduck, Gastone.<\/strong> Il bilancio, al netto degli inciampi che non sono affatto mancati ma che possono essere compresi e messi in conto quanto si sperimentano nuove strade, appare per ora a favore di questa politica bertaniana.<\/p>\nCrossover e introspezione<\/h2>\n
\n\t\t\t\n\t\t\t\t \n\t\t\t<\/svg>\n\t\t<\/button><\/figure><\/div>Altra novit\u00e0 di rilievo \u00e8 la stretta interconnessione tra le varie saghe. In una realt\u00e0 nella quale gli autori hanno sempre faticato a sviluppare progetti comunicanti \u2013 si pensi anche solo alla partenza di PKNE, con la scarsa \u201cincastrabilit\u00e0\u201d tra la prima e la seconda avventura \u2013 Alex Bertani ha fatto capire, agli autori ancor prima che ai lettori, che quello che si legge sulle pagine di Topolino<\/em> avviene in un medesimo universo, e quindi quanto accade in una storia pu\u00f2 essere richiamato \u2013 pi\u00f9 o meno gratuitamente \u2013 in un\u2019altra, pur senza compromettere la comprensione della singola narrazione (a meno di appartenenza diretta a un determinato filone, ovviamente).<\/strong> Un caso esemplare \u00e8 Grosso guaio a Paperopoli<\/em><\/strong>: team-up tra Topolino e Paperinik, al suo interno ci sono rimandi al ciclo di storie di Marco Gervasio<\/strong> con l\u2019identit\u00e0 segreta di Paperino (\u00e8 presente il personaggio del tenente Sheriduck), alla serie Minni pr\u00eat-\u00e0-porter<\/strong><\/em> di Valentina Camerini<\/strong>, a Foglie rosse<\/em><\/strong> di Claudio Sciarrone<\/strong>, a X-Music<\/strong><\/em> di Bruno Enna<\/strong>, a Musicalisota<\/strong><\/em> di Giorgio Salati<\/strong> e al Torneo delle 100 porte\/Calisota Summer Cup<\/em><\/strong> di Marco Nucci<\/strong>.<\/p>\n\n\t\t\t\n\t\t\t\t \n\t\t\t<\/svg>\n\t\t<\/button><\/figure>Immagine dal sito topolino.it<\/figcaption><\/figure>\nTutto questo restituisce l\u2019idea di un\u2019unica realt\u00e0 condivisa da Paperi e Topi, viva e pulsante al punto che risulti naturale che i personaggi, qualora si incontrino, ne parlino come proprio bagaglio di esperienze da condividere con gli amici per aggiornarli. Inoltre costituisce un valore aggiunto per il lettore \u201cfisso\u201d, che sar\u00e0 galvanizzato dai riferimenti ad avventure lette poche settimane prima sentendosi di conseguenza premiato nella sua fedelt\u00e0, e nel contempo \u00e8 uno sprone al potenziale nuovo arrivato per recuperare gli arretrati o perlomeno restare da quel punto in avanti per sentirsi anche lui parte di questa \u201clore<\/em>\u201d.<\/strong><\/p>\nUn ulteriore elemento degno di nota \u00e8 poi il maggiore spazio dedicato a sensazioni ed emozioni dei personaggi Disney, in particolare i pi\u00f9 giovani.<\/strong> Area 15<\/strong><\/em> \u00e8 un esempio perfetto in tal senso: mettendo in primo piano le vicende dei ragazzi, che ruotano attorno all\u2019omonimo club ricreativo, c\u2019\u00e8 stato modo da parte dei team creativi di soffermarsi sulle problematiche giovanili in cui una parte dei lettori di Topolino<\/em> (preadolescenti) possono riconoscersi. Un terreno da sempre scivoloso per i prodotti disneyani \u2013 gli ovvi paletti che questo universo narrativo contiene in s\u00e9 non permettono di affrontare determinati argomenti che sono invece centrali in quella fase della crescita \u2013 ma che devo dire \u00e8 stato ben gestito, riuscendo a rintracciare comunque altri ambiti da poter trattare.<\/strong><\/p>\n\n\t\t\t\n\t\t\t\t \n\t\t\t<\/svg>\n\t\t<\/button><\/figure>Immagine dai social di Topolino Magazine<\/figcaption><\/figure>\nNon solo i \u201cteens<\/em>\u201d godono di questo trattamento, comunque: Rockerduck e Gastone sono stati approfonditi rispetto alle visioni consunte e bidimensionali che troppo spesso emergevano dalle storie, e lo si \u00e8 fatto proprio andando a scavare nel loro animo per coglierne debolezze e umanit\u00e0. In L\u2019ultima avventura di Reginella<\/strong><\/em>, invece, si \u00e8 esplorato il complesso sentimento che lega Paperino alla dolce sovrana di Pacificus: si tratta di una storia in due tempi nella quale la trama \u00e8 riassumibile in poche righe ma dove il cuore della narrazione si ritrova nelle emozioni provate ed esternate dai protagonisti.<\/strong> Fuori dai sentimenti, poi, anche altri tipi di avventure dimostrano un\u2019attitudine diversa nei confronti dello storytelling<\/em> disneyano, fatta di pause, di riflessioni, di personaggi che osservano il mondo, invece che solo di azioni che vanno dal punto A al punto B.<\/strong> Penso a Topolino Giramondo<\/em><\/strong>, ma anche ai vari racconti di viaggio che stanno diventando un filone a s\u00e9: Sir Topleton, Paperin Pigafetta, Pippon-Tiki<\/strong><\/em>, lunghi racconti dove il tono \u00e8 diverso dal passato e dove il nucleo sta pi\u00f9 nell\u2019itinerario, nelle difficolt\u00e0 ad esso connesse, non solo pratiche ma anche interiori, e in come tutto questo impatta sui protagonisti.<\/p>\nQuesto si riflette inoltre anche nella parte estetica: la nomina di Andrea Freccero<\/strong> come “riferimento ufficiale” per i disegnatori, in grado di settare uno standard per l’operato dei suoi colleghi e di intervenire, supervisionare e aiutarli<\/strong>, ha permesso una rinnovata attenzione verso i disegni come non si vedeva dai tempi dell’Accademia Disney.<\/p>\n