Guido Martina<\/strong> datate 1957.<\/p>\n\n\t\t\t\n\t\t\t\t \n\t\t\t<\/svg>\n\t\t<\/button><\/figure><\/div>Paperino e la casa dei venti<\/strong><\/em> e Paperino e le delizie del condominio<\/em><\/strong> mettono in scena entrambe lo stesso tipo di Donald Duck: bilioso, scioperato, scansafatiche, despota con i nipotini e bersaglio dei potenti, vittima delle circostanze ma soprattutto del proprio carattere quasi turpe.<\/strong> Nella prima storia deve confrontarsi con la sua atavica allergia al lavoro, qui portata all\u2019ennesima potenza, e che ovviamente gli si ritorcer\u00e0 contro nel momento in cui dovr\u00e0 invece applicarsi ad una mansione cercando per\u00f2 scorciatoie, mentre nella seconda si rinnova il conflitto con lo Zio Paperone martiniano, vale a dire quello pi\u00f9 scorretto, infido e senza cuore della narrativa disneyana.<\/strong> L\u2019infinita serie di dispetti che zio e nipote si scambiano, peraltro con l\u2019intervento attivo di Qui, Quo, Qua in versione altrettanto sadica, ha un effetto divertente per le conseguenze di questi tafferugli e per le reazioni scomposte dei due paperi, ma chiaramente se ci si sofferma a pensare a chi sono questi personaggi e alle loro migliori interpretazioni sale un brivido lungo la schiena \ud83d\ude1b Martina va preso cos\u00ec, per quello che era: in quegli anni, in Italia, questa caratterizzazione della famiglia dei paperi era lo standard, del resto, e la comicit\u00e0 crudele che ne era figlia diretta funziona ancora oggi come meccanismo, in qualche modo. Tanto mi basta, quindi, anche come specchio dell\u2019epoca: insomma, sono storie divertenti nel loro essere sopra le righe, a patto di contestualizzarle e di tenere ben presente le altre versioni che questi personaggi hanno conosciuto, sia prima che dopo.<\/strong>Giulio Chierchini<\/strong> disegna la prima con un tratto da un lato personale (si riconosce in particolare dal taglio del becco, ma anche da alcune pose del protagonista e dalla grinta che traspare dagli sguardi) e dall\u2019altro condizionato dagli altri artisti liguri, in primis quel Giovan Battista Carpi<\/strong> che si occupa della seconda storia in maniera deliziosa: uno dei miei primi approcci con il decano dei Maestri Disney \u00e8 stato con Paperino e il giro del mondo in otto giorni<\/em>, che debutt\u00f2 quattro anni pi\u00f9 tardi ma caratterizzata dalla stessa fase artistica del disegnatore, ragion per cui resto molto legato al tratto sfoggiato nelle Delizie del condominio<\/em>, dove i personaggi sono fluidi, armonici e dotati di un appeal grafico unico.<\/p>\nSi tratta dunque di un numero alquanto interessante, ricco di spunti e \u2013 per me \u2013 di tante storie che non conoscevo. Ottimo davvero!<\/p>\n\n\t\t\t\n\t\t\t\t \n\t\t\t<\/svg>\n\t\t<\/button><\/figure>La cover disegnata da Bacci…<\/figcaption><\/figure>\nAnche Almanacco Topolino<\/em> #9<\/strong> segna un avvicendamento alla gestione, dal momento che la testata era sempre affidata alle cure di Boschi. Alla tristezza connessa alla perdita del grande Luca si accompagna per\u00f2 il sollievo di vedere che il progetto viene rimesso in mani buonissime, forse le migliori che mi potessero venire in mente: Davide Del Gusto<\/strong>!Il caro Marchese, che si \u00e8 fatto le ossa sulle pagine del forum e del sito del Papersera e che avete imparato a conoscere anche in alcune live mie e di Fisbio, sta infatti conquistando sempre pi\u00f9 spazi sulle pubblicazioni disneyane<\/strong>: partito con piccoli contributi su Zio Paperone<\/em> e Paperfantasy<\/em>, Davide ha gi\u00e0 ottenuto in pochi mesi la gestione di una nuova testata (Humour\/Thriller Collection<\/em>) e ha ereditato la curatela di Papersera<\/em> e Club dei Supereroi<\/em>. Ora gli viene affidato anche Almanacco Topolino<\/em>, un compito per nulla semplice non solo per il cotanto nome a cui subentra, ma anche per la delicatezza di una testata certamente di non facile costruzione, per diversi motivi.<\/strong>Personalmente sono molto contento di questa rapida ascesa, non solo per la conoscenza diretta che ho con Davide ma anche per la giovane et\u00e0 (che d\u00e0 una \u201csvecchiata\u201d all\u2019approccio divulgativo) e soprattutto perch\u00e9 si merita tali compiti, cosa che ha gi\u00e0 iniziato concretamente a dimostrare.<\/strong><\/p>\n\n\t\t\t\n\t\t\t\t \n\t\t\t<\/svg>\n\t\t<\/button><\/figure>\u2026 e il disegno originale di Marco Rota a cui si \u00e8 ispirato!<\/figcaption><\/figure>\nQuesto numero di Almanacco<\/em> ne \u00e8 una perfetta dimostrazione, fin dall\u2019editoriale di apertura che rappresenta una vera e propria lettera di intenti, dalla quale traspare un approccio per me assolutamente vincente.Le inedite straniere selezionate, poi, testimoniano l\u2019attenzione per il panorama norvegese e olandese<\/strong> tramite autori di grande interesse come i gi\u00e0 noti Arild Midthun<\/strong> e Wanda Gattino<\/strong> e come new entry quali Noel Van Horn<\/strong>; Amelia e i canali stregati<\/strong><\/em> e Topolino e l\u2019indagine saporita<\/strong><\/em> sono due begli esempi di storie brevi riuscite nel loro meccanismo e in quello che vogliono raccontare in poche pagine, ma poi c\u2019\u00e8 posto per qualcosa di pi\u00f9 articolato come le ottime Paperone contro Paperone<\/strong><\/em> e Cuordipietra e l\u2019eredit\u00e0 dei Famedoro<\/em><\/strong>, che scavano nei personaggi attraverso sceneggiature intelligenti e ben scritte, con una buona dose di avventura da una parte e di citazioni dall\u2019altra. Proprio a queste ultime guarda Davide nell\u2019articolo dedicato, offrendo al lettore un\u2019agile guida per cogliere alcuni dei riferimenti barksiani e donrosiani presenti, oltre che un pertinente collegamento tra le due avventure, che di base sono indipendenti tra loro.<\/p>\n\n\t\t\t\n\t\t\t\t \n\t\t\t<\/svg>\n\t\t<\/button><\/figure><\/div>Altro meritevole innesto del giovane curatore \u00e8 quello di una nuova sezione fissa, pensata per riproporre le storie del progetto celebrativo su Carl Barks in occasione dei cent\u2019anni dalla sua nascita.<\/strong> Raccolte per la prima volta nel nostro Paese vent\u2019anni fa nel bellissimo volume Barks\u2019 Friends<\/em> e centellinate successivamente su Zio Paperone<\/em> tra il 2002 e il 2003, vedevano gli artisti di punta in forza alla Egmont<\/strong> di allora realizzare un\u2019avventura per ciascuno dei personaggi creati dall\u2019Uomo dei Paperi, con risultati decisamente buoni. La nuova ristampa parte da Zio Paperone e le carote dell\u2019allegria<\/strong><\/em> di Romano Scarpa<\/strong>, a cui sono affezionato fin dalla prima lettura e che ho ritrovato ancora molto buona per l\u2019impianto e per i disegni.<\/p>\nApprezzo che nelle intenzioni di Davide Almanacco Topolino<\/em> resti la casa di elezione anche per le storielle americane pi\u00f9 di nicchia e soprattutto per i personaggi del cinema animato disneyano: bene quindi la presenza di Maga Mag\u00f2 con Cuoca di bordo<\/strong><\/em>, cos\u00ec come la spassosa Paperino e lo sci \u201cterracqueo\u201d<\/strong><\/em> di Dick Kinney<\/strong> e Al Hubbard<\/strong>.<\/p>\n
\n\t\t\t\n\t\t\t\t \n\t\t\t<\/svg>\n\t\t<\/button><\/figure><\/div>Infine, plaudo anche alle due italiane riproposte, scelte a suo tempo da Luca Boschi: Pico de Paperis e il Ferragosto in collina<\/strong><\/em> la conoscevo gi\u00e0 avendola letta vent\u2019anni fa in un Maestri Disney<\/em> dedicato a Giovan Battista Carpi<\/strong>, e l\u2019affetto con cui la ricordavo me l\u2019ha fatta accogliere con un largo sorriso in volto. Cercando comunque di rimanere oggettivo, la sceneggiatura di Gian Giacomo Dalmasso<\/strong> regge piuttosto bene ancor oggi e pur con qualche ingenuit\u00e0 tipica dell\u2019epoca \u00e8 un ottimo esempio di fumetto Disney di quegli anni. Sui disegni di Carpi invece non c\u2019\u00e8 nessun ragionamento da fare, sono armonici, equilibrati e ancora gradevolmente attuali.Pippo e l\u2019ospitalit\u00e0 maiuscola<\/em><\/strong> di Carlo Chendi<\/strong> e Sergio Asteriti<\/strong> \u00e8 per me invece una novit\u00e0: molto pi\u00f9 breve di quanto mi aspettassi da una storia di apertura, ammetto che mi ha divertito in maniera inaspettata, con uno spunto geniale \u2013 e cinico, se vogliamo \u2013 elaborato in maniera brillante dallo sceneggiatore.<\/strong> Efficace il team-up tra Pippo e Gancio, cos\u00ec come l\u2019irritante comportamento della famigliola che irrompe in casa loro. I disegni di Asteriti possono apparire a tratti un po\u2019 respingenti, ma nel complesso funzionano nel loro essere atipici e offrono una quadrupla iniziale veramente intrigante.<\/p>\nLunga vita all\u2019Almanacco<\/em>, quindi<\/strong>: se il buongiorno si vede dal mattino, direi che Davide Del Gusto ci dar\u00e0 diverse soddisfazioni nel curare la testata, e davvero non mi vengono in mente mani migliori a cui affidare l\u2019ultimo figlioccio editoriale disneyano di Luca Boschi.<\/p>\n
\n\t\t\t\n\t\t\t\t \n\t\t\t<\/svg>\n\t\t<\/button><\/figure><\/div>Questo mese ho comprato anche I Classici Disney<\/em> #21<\/strong>. Come sapete acquisto la testata solo in occasione di numeri che mi ispirano particolarmente, e Ogni maledetto mercoled\u00ec<\/em><\/strong> rientra nella casistica dal momento che propone una selezione di storie de I Mercoled\u00ec di Pippo<\/em><\/strong>, serie che quando ero piccolo popolava con una certa frequenza le pagine di Topolino<\/em>, divertendomi molto. C\u2019\u00e8 un legame affettivo importante, insomma, che mi ha fatto piacere onorare prendendo l\u2019albo.Interessante notare il parallelo con l\u2019uscita di agosto 2021, anch\u2019essa dedicata al rilancio di un ciclo del passato quale erano Le Tops Stories<\/em><\/strong>, parallelo dichiarato dallo stesso direttore Alex Bertani<\/strong> nell\u2019editoriale introduttivo. L\u2019operazione \u00e8 la medesima, richiamando in causa lo sceneggiatore originario per comporre il sommario, scrivere la frame story<\/em> e fargli realizzare una nuova avventura per Topolino<\/em>. Ora, della delusione provocatami dalla storia pubblicata sul settimanale, uscita contemporaneamente al Classico<\/em>, ho gi\u00e0 parlato nell\u2019apposito post, e devo dire che ho trovato la verve<\/em> di Rudy Salvagnini<\/strong> altrettanto spenta anche nelle tavole di raccordo qui presenti, che si limitano a mostrare ripetutamente l\u2019insofferenza di Mickey verso l\u2019appuntamento con i romanzi di Pippo. Solo le pagine finali, che dovevano tirare le fila della serie dandole una sorta di conclusione, hanno avuto un singulto di miglioramento: niente di che, beninteso, ma \u00e8 anche vero che un ciclo cos\u00ec leggero non necessitava di chiss\u00e0 quale epico finale<\/strong>, come fu invece giustamente per il Top De Tops di Giorgio Pezzin<\/strong>, e quindi non mi lamento troppo dello strambo canto del cigno impostato, per quanto spari un po\u2019 a vuoto. C\u2019\u00e8 anche da dire che i disegni di Giulia Lomurno<\/strong> purtroppo non hanno aiutato: la ragazza non ha dato il meglio di s\u00e9, stavolta, e ho riscontrato sue prove ben migliori sul libretto. I volti, gli sguardi e i corpi del cast appaiono un po\u2019 ingessati e poco comunicativi.<\/strong>La forza del Classico<\/em> sta quindi nelle storie raccolte, tutte spassose. Non riesco nemmeno a citarne un paio tra le migliori, sono tutte pi\u00f9 o meno sullo stesso piano e regalano sorrisi e risate con un meccanismo che rimane intatto e funzionante oggi come a met\u00e0 anni Novanta.<\/strong> I deliri di Pippo, le sue reazioni alle obiezioni logiche di Topolino, le svolte narrative impreviste concedono allo sceneggiatore quella libert\u00e0 in cui, per sua stessa ammissione, sguazza, e si vede. Aiutato molto dagli efficaci e plastici disegni di Lino Gorlero<\/strong> \u2013 che ha spinto Salvagnini a proporre l\u2019idea in redazione, ai tempi \u2013 cos\u00ec come da quelli di Massimo De Vita<\/strong> e di Silvio Camboni<\/strong> per le ultime due storie raccolte, c\u2019\u00e8 una fluidit\u00e0 di racconto e una spensieratezza vivace che sono il miglior biglietto da visita non solo di certo fumetto Disney, ma anche degli intenti di base di questo blog. Consigliato, quindi, se volete una lettura briosa e simpatica a poco prezzo.<\/p>\n
\n\t\t\t\n\t\t\t\t \n\t\t\t<\/svg>\n\t\t<\/button><\/figure><\/div>C\u2019\u00e8 posto anche per testate che solitamente non menziono, per questo agosto 2022, partendo da Zio Paperone<\/em><\/strong> che taglia il traguardo del #50<\/strong>! Evento che, complice l\u2019essere in vacanza mentre il numero era appena uscito, mi ha spinto all\u2019acquisto. Non \u00e8 poco, in questi tempi editoriali, che una nuova testata da edicola sopravviva e veleggi sicura per cos\u00ec tanti mesi, addirittura rilanciandosi con inserti come la Storia Superstar,<\/strong> angolino appaltato da inizio anno all\u2019ottimo Davide Del Gusto<\/strong>. L\u2019albo si apre con Zio Paperone e il dilemma cilindrico<\/strong><\/em>, un\u2019inedita particolare \u2013 anche solo per il fatto di essere a bivi \u2013 e dal sapore vagamente celebrativo, scritta da Vito Stabile<\/strong> e disegnata da Giuseppe Facciotto<\/strong>: la trama \u00e8 semplice e di stampo urbano, ma Vito \u00e8 bravo nel saperla sfruttare per mettere in risalto alcuni elementi caratteriali del protagonista<\/strong> in una sceneggiatura briosa che verte attorno all\u2019iconico copricapo di Zio Paperone.<\/p>\n
\n\t\t\t\n\t\t\t\t \n\t\t\t<\/svg>\n\t\t<\/button><\/figure><\/div>C\u2019\u00e8 poi l\u2019eccezionale presenza di Don Rosa<\/strong> con la sua Qualcosa di veramente speciale<\/em><\/strong> (a mio avviso, una delle migliori in assoluto del fumettista del Kentucky) scelta per il richiamo al n. 50 all\u2019interno della trama: poco importa il pretesto con cui \u00e8 stata selezionata, l\u2019importante \u00e8 aver dato a questa perla un nuovo risalto e rilancio al di l\u00e0 delle recenti omnie dell\u2019autore. Il mensile paperoniano \u00e8 infatti una testata generalista a grande diffusione e con un bacino potenziale di lettori occasionali, giovani o inesperti molto pi\u00f9 ampio di certe iniziative di pregio. L\u2019idea che uno di questi venga colpito, come lo fui io a suo tempo, da un fumetto Disney cos\u00ec diverso dalla media di quelli che trova solitamente su questo periodico e sia di conseguenza spinto ad approfondire l\u2019opera di Don Rosa \u00e8 per me di grande conforto e speranza.<\/strong> Nota personale: sono contento che sia stata inserita la prima versione italiana (con la traduzione e la colorazione prese dallo Zio Paperone<\/em> anni Novanta) invece di quella della Library, pi\u00f9 fedele ma per me meno \u201ccalda\u201d. Ad ogni modo ho colto l\u2019occasione per rileggerla e ne sono rimasto entusiasta come ogni volta! C\u2019\u00e8 anche una tarda ciminiana, Paperino e i diari segreti di Zio Paperone<\/strong><\/em> con i disegni di Luciano Milano<\/strong>: non certo tra il meglio di Rodolfo Cimino<\/strong>, ne convengo, ma \u00e8 pur sempre una piacevole lettura dove i dettagli fanno la differenza e ricordano la classe di questo sceneggiatore. La Superstar del mese \u00e8 invece Zio Paperone e il nipote ideale<\/em><\/strong> di Romano Scarpa<\/strong>, gradevole classico dell\u2019autore in veste di sceneggiatore e disegnatore, che anche se non \u00e8 affatto tra le mie preferite del Maestro mantiene tutto sommato un suo perch\u00e9 specialmente nel finale e nel ruolo che viene dato a Paperino.<\/p>\n\n\t\t\t\n\t\t\t\t \n\t\t\t<\/svg>\n\t\t<\/button><\/figure><\/div>Ciascuna di queste avventure gode di un articolo introduttivo del nostro Marchese che, approfittando della foliazione aumentata, approfondisce con dotte considerazioni non solo la \u201cperla\u201d antica come consuetudine ma anche le altre storie citate, a vario titolo significative per delineare la figura dello Zione<\/strong>: nel pezzo che precede l\u2019inedita traccia una breve storia delle avventure a bivi e dell\u2019approccio dello sceneggiatore alla materia e allo Zione; in quello su Qualcosa di veramente speciale<\/em> fa un ottimo lavoro di sintesi per presentare nel modo migliore, e con semplicit\u00e0 divulgativa, Don Rosa a chi non lo conoscesse, contestualizzando anche la storia specifica; in quello sulla Superstar compie una panoramica sul parentame dei paperi, e infine presenta la poetica di Rodolfo Cimino mischiandola con vari riferimenti \u201caltri\u201d al mitico passato di Paperone, tema di fondo dei Diari segreti<\/em>. Le ulteriori due storie che compongono il sommario sono invece decisamente meno incisive: Zio Paperone e la memoria del fenicottero<\/em><\/strong> di Alessio Coppola<\/strong> scorre in maniera abbastanza innocua, si fa dimenticare immediatamente dopo l\u2019ultima tavola ma perlomeno intrattiene nel corso della lettura, mentre la nota di demerito se la prende Zio Paperone\u2026 oltre l\u2019arcobaleno<\/strong><\/em> di Fabio Michelini<\/strong> e Giampaolo Soldati<\/strong>, storia con poco senso, una mitologia raffazzonata, senza una direzione narrativa precisa e con un DNA favolistico giocato secondo me malaccio, affossata peraltro da disegni abbastanza pasticciati.<\/p>\nTornando alla confezione dell\u2019albo, due parole le merita anche la copertina con effetti brillanti, disponibile peraltro pure in edizione variant<\/em> sovrapprezzata da fumetteria, a dimostrazione di quanto la redazione abbia voluto porre l\u2019accento sulla cifra tonda raggiunta dal mensile, che riafferma il successo del personaggio di Zio Paperone presso il pubblico generalista.Io l\u2019ho comprato come lettura da ombrellone (e chi mi segue su Instagram lo sa bene \ud83d\ude1b ), ma devo dire che l\u2019operazione \u00e8 perfino un po\u2019 pi\u00f9 di quello: grazie alla presenza di Don Rosa, alla simpatica inedita e ai competenti contributi di Davide, mi spingo quindi addirittura a consigliarlo!<\/strong><\/p>\n
\n\t\t\t\n\t\t\t\t \n\t\t\t<\/svg>\n\t\t<\/button><\/figure><\/div>Mentre ero al mare ho ceduto anche a un altro acquisto di stampo \u201cspensierato\u201d e senza impegno: Paperinik<\/em> #68<\/strong>. Il numero merita due parole, per\u00f2, perch\u00e9 ha qualche asso nella manica rispetto al solito: lo slot tradizionalmente dedicato alla storia inedita \u00e8 infatti occupato dai primi due episodi di Diary of Wacky Knight<\/em><\/strong>, saga di produzione americana destinata al mercato internazionale ideata da Stefano Ambrosio<\/strong> \u2013 demiurgo di questo tipo di operazioni \u2013 e disegnata, almeno nelle puntate iniziali, da Lorenzo Pastrovicchio<\/strong>, progetto che si sceglie di destinare quindi alle pagine del mensile per il suo debutto in Italia. Il Wacky Knight del titolo \u00e8 Paperino, scudiero sfigato in una Paperopoli fantasy\/medievale che grazie al magico amuleto di Sir Fantomius e a una formula magica pu\u00f2 trasformarsi in un mitico cavaliere, Sir Paperinik, la cui armatura ricorda da vicino il costume del nostro vendicatore mascherato.Un plot<\/em> piuttosto semplice, senza grandi pretese, ma che Ambrosio sceneggia con una certa verve<\/em>, con un pizzico di citazionismo (la formula magica \u00e8 \u201cSursum corda\u201d, che richiama la celebre Scuola del Krimen<\/em> di Guido Martina) e con un piglio leggero che sa offrire genuino divertimento e spensieratezza a questi primi due episodi<\/strong>, che sembrano connotare la saga come una serie di trame verticali labilmente collegate tra loro dalla semplice idea iniziale. Un approccio che trovo funzionale, devo dire.Ma quello che spicca sono i disegni di un Pastro in forma a dir poco smagliante<\/strong>: non solo nello stile con cui rappresenta i tanti personaggi, che si conferma attento ai dettagli di volti e vestiti<\/strong> \u2013 dovendo spaziare peraltro tra un cast piuttosto folto e occupandosi di dare una certa connotazione estetica a questo universo narrativo, originale pur rimanendo nei canoni del fantastico \u2013 ma anche nella costruzione delle tavole, forse mai cos\u00ec sperimentale. La gabbia prende forma da elementi del disegno stesso (arbusti, volute di fumo, ingranaggi o effetti magici) oppure da cornici eleganti e quasi arabescate<\/strong>, pennellando l\u2019insieme con un\u2019eleganza e con trovate inusuali che impreziosiscono seriamente l\u2019opera nel suo complesso. Un lavoro veramente raffinato che su un maggior formato avrebbe forse spiccato maggiormente, ma che non risulta penalizzato come temevo. Complimenti vivissimi a Lorenzo, che ho trovato veramente ispirato in queste due storie, una vera gioia per gli occhi.<\/p>\n\n\t\t\t\n\t\t\t\t \n\t\t\t<\/svg>\n\t\t<\/button><\/figure>Fonte: pagina Facebook di Topolino Magazine<\/figcaption><\/figure>\nIl numero ha per\u00f2 almeno un altro motivo di interesse, vale a dire Incubo nella palude<\/strong><\/em>, storia appartenente al ciclo Quando Paperinik mangia pesante<\/em><\/strong> che esord\u00ec a fine anni Novanta su Paperinik e altri supereroi<\/em>. Scritte da Tito Faraci<\/strong> e disegnate da Giuseppe Ferrario<\/strong>, le avventure in questione avevano toni demenziali irresistibili, in ossequio allo stile faraciano dell\u2019epoca che aveva gi\u00e0 portato a realt\u00e0 come Ridi Topolino<\/em>. Spassose all\u2019inverosimile, sono una lettura perfetta per staccare il cervello e godersi qualche risata in assoluta libert\u00e0.<\/strong>Incubo nella palude<\/em>, rispetto all\u2019unica altra storia di questa miniserie che ho avuto la fortuna di leggere (Terrore nel castello<\/em>) mi ha fatto scompisciare di meno, devo ammetterlo, ma questo non significa che abbia mancato il bersaglio.<\/strong> Gli elementi assurdi permangono e funzionano bene tra di loro, il risultato mi ha convinto leggermente meno ma resta un buon esempio di cosa rappresentava quella wave<\/em> narrativa della Disney di fine anni Novanta.<\/p>\nPer quanto riguarda il resto del sommario voglio citare giusto Paperinik e la vacanza da vip<\/strong><\/em>, un