La prima volta che lessi Storia di cani di Giuseppe Ferrandino e Giancarlo Caracuzzo avevo 18 anni e non avevo idea che si potessero fare fumetti a quel modo. Ricordo ancora lo stato di “spaesamento” in cui mi lasciò la lettura dei primi capitoli su Nero, la rivista di Granata Press dove il racconto, che oggi Editoriale Cosmo ha riportato in edicola, fu pubblicato (a puntate) la prima volta. Sarebbe facile attribuire l’effetto disturbante dell’opera alla violenza rappresentata ed esibita nel racconto, ma quelli erano gli anni di riviste fumettistiche sanguinolente come Splatter e Mostri – per non citare i
Tutti gli amori felici si assomigliano fra loro, ogni amore infelice è infelice e romantico a suo modo. Forse per questo, da spettatori/lettori ci emozioniamo per storie d’amore che nella realtà non vorremmo mai vivere: difficili, tormentate, spesso tragiche. La storia tra Peter Parker – alias il nostro affezionato Uomo Ragno di quartiere – e la dolce Gwen Stacy – la ragazza della porta accanto – appartiene alla categoria. In quell’ormai lontano 1973, la love story sembrava sul punto di decollare sulle ali di Cupido e forse, col tempo, Gwen avrebbe potuto anche diventare l’ennesima Lois Lane o Minnie dei
Qualche settimana fa, ho partecipato a Roma a un bell’incontro di Moreno Burattini, sceneggiatore di lungo corso e curatore della serie bonelliana Zagor, con un appassionato manipolo di lettori dello spirito con la scure. Il legame viscerale che lega il personaggio ai suoi aficionados perdura da oltre cinquant’anni: gli permette di resistere sugli scaffali, laddove chi prima o chi dopo, tanti nobili fratelli di “Bonellanza” hanno dovuto arrendersi ai cambi di stagione. Il soldato Zagor invece resta lì, nella trincea dell’edicola, a difendere la foresta di Darkwood e i sogni fumettistici di diverse generazioni di appassionati. So che in molti guardano
Per alcuni sembra che i linguaggi del fumetto abbiano acquistato dignità espressiva solo con l’affermazione dell’etichetta “graphic novel”, ma basta guardare qualche vecchia tavola di Felix the cat per ricordarsi che le cose non stanno esattamente così. Felix, conosciuto dai più per via dei celeberrimi cartoni animati e per una lunga tradizione di merchandising, fu anche personaggio di una strip di successo a cavallo fra gli anni Venti e Trenta, grazie a una girandola di invenzioni grafiche e scoppiettanti trovate narrative come quella che trovate di seguito ad opera di Otto Messmer, che firmava la serie per conto dei Pat
Quante storie a fumetti meravigliose sono state create intorno al tema del Natale? Molte, moltissime. Tra le vignette e gli spazi bianchi, anche tanti bianchi natali. Un piccolo compendio in forma di video che vale anche come modesto augurio per chi passa da queste parti. Buone feste!
Da quanti punti di vista si può (guardare e) raccontare un evento? Qualche anno fa Horacio Altuna scelse di ri-narrare con una piccola storia a fumetti un frammento di grande “S”toria: la morte di Ernesto “El Che” Guevara. Al guerrigliero argentino, protagonista della rivoluzione cubana e icona – già in vita – dell’immaginario di sinistra, era stata dedicata un’altra importante opera a fumetti. Quella Che. Vida de Ernesto Guevara, firmata da giganti del fumetto come Héctor Germán Oesterheld e Alberto Breccia (coadiuvato per la parte grafica dal figlio Enrique), diventata essa stessa – anche per il suo complesso destino editoriale – parte dell’immaginario
Charlie Chaplin sosteneva che la tragedia stimola il senso del ridicolo ed, in fondo, credo che il fascino di Rat-Man risieda in questo paradosso. Il personaggio di Leo Ortolani è un (super)eroe tragico e, per questo, irresistibilmente comico. La tragedia è quella dell’uomo (ratto) sbagliato al posto sbagliato nel momento sbagliato. È la tragedia che tutti noi “normali” ci troveremmo a vivere se fossimo, per magia, scaraventati d’improvviso dentro un fumetto di Stan Lee e Jack Kirby. Ci basterebbero poche vignette e altro che Galactus e Doctor Doom… Ad annientarci moralmente, ancor prima che fisicamente, sarebbero sufficienti le risate dei passanti di fronte alla
Nel giugno del 1988, esisteva ancora l’URSS, in Italia il Presidente del Consiglio era Ciriaco De Mita e, nel calcio, l’Olanda di Van Basten e Gullit era la squadra più ammirata. Io avevo tredici anni e pensavo che il mondo si dividesse in buoni e cattivi. Tra i buoni c’era Tex Willer (anzi Tecs Uiller), il mio adorato ranger del West, il decano degli eroi bonelliani, il fratello maggiore di Dylan Dog e Nathan Never. Per questo, quella mattina di giugno, ero andato in edicola presto, presto, tutto eccitato ad aspettare che scaricassero quell’albone speciale dal camion. texONE Attesi, con
Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo non volevano creare l’ennesimo eroe western duro e puro, ma “un uomo normale, non infallibile, con le sue idee e una sua complessità” e così che nel giugno 1977 arrivò in edicola Ken Parker. A pubblicarlo esattamente quarant’anni fa ci pensò Sergio Bonelli con le edizioni Cepim, mentre la progettazione del personaggio da parte degli (allora giovani) autori liguri era iniziata circa tre anni prima. Sta di fatto che l’incontro del trapper dal volto pulito alla Robert Redford con i lettori marcò una piccola grande rivoluzione nel fumetto italiano, in termini di linguaggio e in termini d’immaginario. Ken Parker “lavoratore dell’avventura” La