C’è un legame tra racconti a fumetti e mito antico? E’ l’ipotesi suggestiva che avanzava qualche anno il semiologo francese Jean-Marie Floch in un saggio dedicato a Tintin in Tibet. Tintin in Tibet, 20° albo della serie creata da Hergé, è stato di recente ripubblicato in Italia, nell’ambito della meritoria ristampa (“Corriere della Sera/Gazzetta dello Sport”) di tutta l’epopea tintiniana. Su “Lo Spazio Bianco” ne ha parlato – come al solito – in maniera acuta e profonda Simone Rastelli. Il racconto di Tintin, sperduto tra le nevi dell’Himalaya in cerca dell’amico Tchang, rappresenta senza dubbio uno dei vertici artistici toccati da
Hector German Oesterheld, uno dei più grandi sceneggiatori di fumetti di sempre, scomparve nel nulla, come per magia, in una mattina d’aprile del 1977, quarant’anni fa. Ma i militari argentini non erano Houdini. Lo prelevarono dalla sua casa di Buenos Aires, lo imprigionarono per mesi (anni?) e poi lo uccisero, come accadde ad oltre trentamila desaparecidos (“scomparsi”) nei giorni feroci della dittatura del generale Videla e della giunta militare. C’è un articolo particolarmente toccante di Manuele Rivas che ripercorre, con le testimonianze dei sopravvissuti, la sua vicenda nei centri di detenzione segreti del regime (l’articolo lo trovate qui in originale su
Estate di fine millennio. Roba epocale, da inventarsi qualche vacanza memorabile, magari ai confini del mondo. Invece sono lì, sulla costa abruzzese, sotto l’ombrellone con la mia pilona di Tex Willer e Ken Parker, appoggiata sulla sdraio. “Sei proprio un appassionato.” E’ la frase ricorrente che mi rivolgono, vedendomi tutto preso lì a consumare pagina su pagina di albi vecchi consunti, mescolati ad altri nuovi di zecca. “Veramente, sto preparando la mia tesi di laurea… Sul fumetto…” Replico pacato, scarabocchiando ogni tanto qualche appunto sul taccuino. A quelle parole di solito, seguono sguardi incerti, misto di sorpresa e curiosità, e
La battuta migliore su Superman la tirò fuori il Presidente Barack Obama, nel 2011, nel pieno delle polemiche sulla sua (presunta) nascita in Kenya: Contrariamente alle voci che avete ascoltato non sono nato in una mangiatoia. Sono nato su Krypton e inviato qui da mio padre, Jor-el, per salvare il Pianeta Terra. Era un modo per scherzare sul cosiddetto “birtherism”, il movimento ideologico, costituito dalle frange più estreme della destra repubblicana – con in testa proprio Donald Trump – impegnate a sostenere che Obama era un presidente illegittimo perché non nato negli Usa, come richiede la legge americana. Da buon
Una coltre bianca avvolge l’Italia e, calamità a parte (sigh!), vengono in mente tante belle storie a fumetti in cui la neve ricorre in maniera emozionante, a volte persino struggente. Dici “neve” e pensi, ad esempio, ai Peanuts di Charles M.Schulz. Nella loro cadenza stagionale, le vicende di Charlie Brown & soci sono spesso ambientate tra scenari imbiancati, laddove i candidi batuffoli disegnati assumono valenze, per certi versi, filosofiche, come ci ricorda Simona Bassano Di Tufillo: … Schulz ha spesso fatto uso, nei suoi fumetti, del tema dei fiocchi di neve, tutti diversi l’uno dall’altro, eppure compatti: si tratta di una
Esistono vignette memorabili in un fumetto? Intendo, se pensate a uno dei vostri fumetti preferiti, una storia che v’è rimasta nel cuore, vi viene in mente una vignetta davvero indimenticabile? Il critico belga Pierre Sterckx ne era convinto e, qualche anno fa, così descriveva il fenomeno su Les cahiers de la bande dessinée: Ogni lettore di fumetti ne conterà a decine, di queste vignette straordinarie che abitò nella sua infanzia e in seno ai quali fece il suo nido (una vignetta è come una piccola casa), paralizzato dall’amore, dal terrore e dallo stupore. E in seguito queste vignette saranno esse a ossessionarlo, a tornargli
Aria di Natale anche per questo blog e per calarsi degnamente nell’atmosfera “vischiesca” dedico questo post a un personaggio dei fumetti la cui origine è intimamente legata alla festa del 25 dicembre, ovvero Paperon de’ Paperoni. Carl Barks – l’Omero dell’epica paperesca – crea il personaggio Disney proprio per una storia a sfondo natalizio del 1947, Il Natale di Paperino su monte Orso. Non meno importante , anzi direi decisivo, è il fatto che, per caratterizzare il coriaceo consanguineo di Paperino, il cartoonist scelga d’ispirarsi all’Ebenezer Scrooge di Charles Dickens. Un rimando al protagonista de Il Canto di Natale che
Parliamo di questo… Ma anche di questo… Senza dimenticare questo… …E sono solo frammenti. Alcune delle tante pepite scavate nella miniera del nostro immaginario da un cartoonist come Gino Gavioli, scomparso qualche giorno fa. Gavioli, che del minatore del vecchio West aveva assunto curiosamente perfino le fattezze nel tempo, se n’è andato a 93 anni, lasciandoci in eredità un filone culturale enorme. Il suo patrimonio appartiene a quella cultura sottile, per usare una bella definizione del sociologo Fausto Colombo, che raramente trova spazio negli annali polverosi dell’Accademia, ma che alimenta i sogni di ciascuno di noi: cartoni animati, fumetti, libri illustrati. “Ho sempre voluto farli fin da
Il vecchio adagio per cui la realtà supera a volte la fantasia, sembrerebbe perfetto per commentare l’elezione di Donald Trump a Presidente degli Stati Uniti. Salvo poi ricordarsi – come hanno fatto in tanti nei giorni scorsi – che l’evento (fanta)politico era stato “anticipato” da Matt Groening ne I Simpson circa sedici anni fa. Anche i fumetti, in una certa misura, avevano pre-visto l’imprevedibile. Nei giorni scorsi Vulture.com ha fatto l’elenco di tutti i ritratti, più o meno espliciti, del magnate all’interno di strip e di comic book. Trump Story C’è chi come Garry Trudeau – l’autore della celebre strip Doonesbury – preconizzava